A cura di Daniele Chitti e Patrizia Selleri

 

Non di rado, questi termini li troviamo insieme – quasi fossero grandezze di una proposizione matematica – in diversi contributi teorici, metodologici o promozionali. Si pensi, solo per la loro notorietà, al pensiero di Jerome Bruner o al movimento Nati per Leggere. Quindi, fin qui, niente di nuovo. Il contributo di questo Focus ruota però intorno a due domande: siamo sicuri di aver esplorato fino in fondo la portata di questa proposizione? E, siamo sicuri che la scuola ne abbia davvero fatto tesoro? In entrambi i casi, possiamo dire di non esserne affatto sicuri.

Nel mondo reale (quindi, non nella scuola istituzionale), narrazione e apprendimento sono indissolubili, ma esattamente in quest’ordine. I bambini fanno esperienze variate dentro una mappa narrativa guidata dai loro interessi e dalla loro curiosità, esplorano l’ambiente, trasformano queste azioni in racconti – individuali o di gruppo – e solo alla fine le fissano (provvisoriamente) in generalizzazioni semantiche non appena ne sono in grado. In fondo, è lo stesso che fanno gli scienziati che collezionano esperienze sotto forma di esperimenti, condotti dentro una mappa narrativa (la manipolazione creativa delle variabili), le raccontano in forma individuale o collettiva e solo alla fine ne fanno generalizzazioni semantiche (provvisorie), che in questo caso, si chiamano teorie scientifiche1. Ma lo fanno tutti gli studiosi. Ad esempio, gli storici collezionano le molte narrazioni che derivano dalle fonti (non importa se archeologiche o scritte), le fanno proprie ancora in forma di narrazioni personali, le condividono e, solo alla fine, le generalizzano in un’interpretazione semantica di un evento o di un periodo2.

La scuola tradizionale, come in un testa-coda epistemologico, parte invece dalla semantica: plasticamente, un insegnante spiega ciò che altri hanno già generalizzato a studenti del tutto ignari (e, spesso, demotivati). Tutt’al più, viene permessa qualche replica in laboratorio degli esperimenti a supporto, o qualche visita in musei e a siti storici. E dire che qualche metodologia da tempo è disponibile per riportare il processo di apprendimento alla sua naturalità: ad esempio il Cooperative Learning o alcuni approcci alla storia e alla matematica, basati sui giochi di simulazione (board game).

Apparentemente, nel nido e nella scuola dell’infanzia il processo naturale di apprendimento sembra più rispettato, essendo molto presente nella vita scolastica il c.d. gioco libero. Ma se guardiamo la questione più a fondo vedremmo che alcune cose non tornano:

lo scarso armamentario che hanno gli insegnanti per capire il gioco spontaneo, osservarlo, documentarlo e valorizzarlo;

lo scarso impatto reale che ha nel guidare il management delle scuole;

l’uso ubiquitario di un linguaggio (sia scritto che orale), ben poco narrativo. I bambini sembrano capire questa sottovalutazione degli adulti, come nella celebre vignetta in cui, al genitore che gli/le chiede: “Cosa hai fatto di bello oggi a scuola?”, il figlio o la figlia risponde: “Niente, ho solo giocato”.

 

Il Focus contiene quattro contributi. Il primo riassume e rilancia la ricerca sul binomio tra narrazione ed educazione, ma anche di come la narrazione sostenga la nascita delle abilità argomentative, uno dei più importanti compiti evolutivi di questa età. Il secondo si focalizza sul sistematico sforzo metodologico condotto all’interno del progetto Erasmus + “NARRATE”, che, lungi dall’essere esaustivo, ha il pregio di mettere a fuoco alcune importanti innovazioni applicative. Il terzo si focalizza, da un punto di vista antropologico, sull’importanza delle prime narrazioni (le ninna-nanne) utilizzate dai care-giver in tutte le culture, a dimostrazione del legame fondante tra cura e narrazione. Il quarto descrive un progetto di collaborazione stabile tra servizi educativi 0-6 e una biblioteca per ragazzi, dove viene enfatizzato il ruolo dei bambini come attori, e non solo fruitori, dello storytelling.

 

1 Suggerimento di lettura sulla narrazione scientifica: L.M. Lederman, C.T. Hill, Fisica quantistica per poeti, Torino, Bollati Boringhieri, 2013.

2 Suggerimento di lettura sulla narrazione storica: K. Schmidt, Costruirono i primi templi: 7000 anni prima delle piramidi, Sestri Levante (Ge), Oltre, 2012.

  

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Infanzia, n. 3 luglio-settembre 2023

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